Ettore Petrolini a Primavalle

ettore-petrolini
Dal libro di Giovanni Antoniozzi, Fogli sparsi. Raccolti per il sabato sera (1997), leggiamo: “Petrolini aveva ripetuto mille volte: ‘Quando sarò ringrullito, rincretinito, in fin di vita, mi raccomando, non voglio vedere preti intorno a me’.
Una notte d’inverno nel 1930, l’attore, uscendo da un noto ristorante con un gruppo d’amici [Le Grotte del Piccione alla Pineta Sacchetti], li invitò a visitare una casa attigua, da dove erano giunte, durante la cena, delle voci argentine [L’Oasi delle Calasanziane]. Scopo della visita? Curiosità, ‘per passare il tempo’. Dopo quello strano capriccio, Petrolini divenne assiduo frequentatore e generosissimo benefattore di quella casa, ossia dell’asilo delle suore calasanziane per le figlie dei carcerati. Avrebbe voluto dare anche uno spettacolo per loro, ma se ne astenne, perché – disse – ‘nun è co’ le pajacciate che s’aiuta er Padre Eterno’.
Quando si ammalò gravemente, suor Luigina l’andò a trovare insieme alla piccola Gabriella. Petrolini, salutata la suora, disse alla bimba: ‘E tu, cocca bella, lo sai che devo fare un lungo viaggio?’ – ‘Molto lungo – chiese la bambina – Hai preparato le valigie?’. E Petrolini, colpito: ‘Hai ragione, piccola mia: mi hai detto una grande verità’.
Il giorno dopo Petrolini si confessò. Al figlio, che lo trovò assorto in preghiera, disse: “Amore mio, lo sai, ho fatto la comunione”. Era la seconda comunione della sua vita. E fu l’ultima, a cinquant’anni“.

 

Questi fatti mi erano noti da tempo. Una decina d’anni fa mi recai proprio all’Istituto delle Calasanziane in cerca di materiale sul quartiere. Da lì fui dirottato a una loro sede, vicinissima a San Pietro; lì incontrai una suora (di cui, purtroppo, ho dimenticato il nome) che, dopo avermi fornito vecchie foto e la collezione di periodici della Congregazione, mi raccontò sia dell’incontro fra le bambine e l’artista, nel 1930, sia della successiva conversione di Petrolini: due momenti che s’erano incisi nella memoria della comunità religiosa in modo vivissimo.
Quando sfogliai “L’Oasi di Primavalle” non mi stupii di ritrovare la storia vergata nero su bianco: in un numero dell’agosto 1936 (Petrolini era morto il 29 giugno di quell’anno). Ecco il breve necrologio:

oasi-di-primavalle-agosto-1936

La comicità di Petrolini, surreale e sfrenata, è difficile da definire: si basa, per sua stessa ammissione sulla deformazione. Tale cifra stilistica, però, anche affine a certe provocazioni futuriste,  vanta sempre un tono popolare, di avanspettacolo vissuto, nutrito da un serrato confronto con il pubblico.

Di seguito uno degli esempi della sua arte, il Fortunello:

Sono un tipo: estetico,
asmatico, sintetico,
linfatico, cosmetico.
Amo la Bibbia, la Libia, la fibia
delle scarpine
delle donnine
carine cretine.
Sono disinvolto.
Raccolto.
Assolto “per inesistenza di reato”.

Ho una spiccata passione per: il Polo Nord. La cera vergine. Il Nabuccodonosor.
Il burro lodigiano. La fanciulla del West. Il moschicida. La cavalleria pesante.
I lacci delle scarpe. L’areonatica col culinaria. Il giuoco del lotto. L’acetolene e l’osso buco.

Sono: Omerico
Isterico
Generico
Chimerico
Clisterico.

Ma tutto quel che sono,
non ve lo posso dire,
a dirlo non son buono,
mi proverò a cantar.

Sono un uom grazioso e bello – sono Fortunello.
Sono un uomo ardito e sano – sono un aereoplano.
Sono un uomo assai terribile – sono un dirigibile.
Sono un uom che vado in culmine – sono un parafulmine.
Sono un uom dal fiero aspetto – sono Maometto.
Sono un uomo senza nei – sono il 606.
Sono un uomo eccezionale – sono un figlio naturale.
Sono un uom della riserva – sono il figlio della serva.
Sono un uomo senza boria – so’ il caffè con la cicoria.
Sono un uomo ginegetico – sono un colpo apopletico.
Sono un uomo assai palese – sono un esquimese.
Sono un uomo che poco vale – sono naturale.
Sono un uomo senza coda – sono una pagoda.
Sono un uom condiscendente – sono un accidente.
Sono un uomo della lega – di chi se ne stropiccia.
Sono un uom che pesa un gramma – sono un radiotelegramma.
Sono un uomo di Stambul – sono un parasul.
Sono un uom dei più cretini – sono Petrolini.
Sono un uom che fo’ di tutto – sono un farabutto.

Ma tutto quel che sono,
non ve lo posso dire,
a dirlo non son buono,
mi proverò a cantar.

Ma poichè non sono niente – sono un respingente.
Se avessi assai pretese – sarei un inglese
Se fossi un Ministro – sarei un cattivo acquisto.
Se avessi il naso camuso – sarei come Caruso.
Se vivessi ognor sperando – morirei cantando.
Se fossi una signora – lo vorrei ancora.
Se avessi riga in letto – sarei Rigoletto.
Se avessi i guanti grigi – sarei di Parigi.
Se andassi retrocarico – sarei austroungarico.
Se avessi una palandra – sarei come Salandra.
Se fossi meno buffo – sarei Titta Ruffo.
Se avessi uno stuzzicadenti – mi pulirei i denti.
Se fossi il Padreterno – guadagnerei un terno.
Se in testa avessi un elmo – mi chiamerei Guglielmo.
Se fossi una sciantosa – farei veder la cosa.
Se avessi un po’ di pane – mi mangerei il salame.
E se ne avete a basta – io ve lo metto all’asta.
E quando sarà duro – sarà come un tamburo.
E quando sarà secco – me ne andrò a Lecco.
E quando sarò prete – avrò entrate segrete.
E come le pacchiane – avrò le sottane.
E come tutte le spose – avrò le mie cose.
Se mio nonno avesse la cosa – sarebbe mia nonna.
Se mia nonna avesse il coso – sarebbe mio nonno.

Ma tutto quel che sono
non ve lo posso dire
a dirlo non son buono
mi proverò a cantar.

Se ogni giorno mi purgo – sono Pietroburgo.
Se mi purgo di rado – sono Pietrogrado.
Se fossi una cocotte – passeggerei la notte.
Per non aver impiccio – gli brucio il pagliericcio.
Non faccio mai una stecca – sono una bistecca.
Io sono molto astuto – sono uno sternuto.
Se prendo tutti in giro – sono un capogiro.
Se mi fa bene il moto – sono un terremoto.
Se vado alla fogna – sono una carogna.
E se non mi capite – sono una polmonite.
Se fossi più simpatico – sarei meno antipatico.
E se non ve l’ho detto – io sono il sopradetto.
E se non ve l’ho scritto – io sono il sottoscritto.
Ne fo’ d’ogni colore – sono un commendatore.
Io sono molto stitico – sono un uomo politico.
Mi piace il socialismo – sono un enteroclismo.
Sono un uomo melanconico – sono un amaro tonico.
Se fossi una ciociara – la venderei più cara.
E gira e fai la rota – di’ come sono idiota.

Ma tutto quel che sono
non ve lo posso dire
a dirlo non son buono
mi proverò a cantar.

(g.c.)

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