Gadda e Primavalle

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L’atrabiliare Carlo Emilio Gadda ebbe a citare Primavalle in un suo articolo su “Civiltà delle Macchine” (periodico fondato da Leonardo Sinisgalli): Quartieri suburbani:

Periferia è parola ghiotta, presso i novellatori e i romanzieri del decennio: mal si addice ai molteplici aspetti del suburbio: di quasi tutte le città italiane: ‘Sto a San Zanipòlo, vago a le Zàttere, scendo all’Accademia’ dirà il veneziano e il torinese ‘abito in collina’: e a Firenze si parlerà delle Cure, di Montughi, di Careggi, del Gelsomino: e a Napoli del Vomero o di Santa LUcia o di Posillipo: e a Roma dell’Aventino, del Gianicolo, della Garbatella, di Primavalle, del quartiere nomentano, dell’ostiense“.

Gadda, come si evince dalla lettura integrale dell’articolo, sopporta a fatica questa alluvione di inurbati, questo lumpenproletariat che, dalle campagne, si riversa presso la cintura della metropoli; un popolicchio che alligna come una muffa a ridosso delle capitali artistiche italiane, e non si ferma lì, ma pretende, e reclama a gran voce: diritti, lavoro, casa, acqua, riscaldamento, ospedali, scuole, farmacie … All’ultimo grado di misantropia egli durava fatica a sopportare financo le portinaie, figuriamoci una plebe scalcagnata e vociante come quella romana (e primavallese). I diritti, poi, a un uomo d’ordine come lui, un cumenda affetto dalla cholera nigra, ovvero da una cupa malinconia, sembravano un vero spreco; la plebaglia, insomma, lo pressava da vicino, tumultuosa e formicolante, sediziosa e insaziabile, e fastidiosa così come fastidiosi erano i tanti seccatori che bussavano alla sua porta e non gli lasciavano distillare con cura quella prosa collosa e aristocratica.
I primavallesi poi (son tutte supposizioni, ma vicine al vero, ne sono sicuro) lo pressavano ancor più pericolosamente da vicino, addirittura a un tiro di schioppo: Gadda, infatti, si era dato al romitaggio alla Camilluccia, in Via Blumenstihl, lungo la Trionfale: la strada che, nel 1972, segnerà proprio il confine con il temuto quartiere primavallino.
Cosa pensasse davvero di Primavalle, il bizzoso tenente in congedo, non è dato sapere.
Pochi anni prima dell’articolo in questione, dal 1950 al 1952, aveva seguito con grande interesse il processo seguito all’omicidio di Annarella Bracci – un processo intentato contro il proletario Lionello Egidi, il famigerato “biondino di Primavalle”. Lui, ovviamente, di schiatta borghese, era tra i colpevolisti; a differenza di Pasolini che, invece, era tra gli innocentisti (una delle tante linee di frattura ideologica originate dall’evento).
Quando, nel 1952, Gadda apprese dell’assoluzione del presunto omicida, e lo vide ritornare da eroe fra i lotti di Primavalle, andò su tutte le furie. Come racconta Giulio Cattaneo in una pettegola biografia del Nostro: “[Gadda] seguì il giallo dell’Egidi inferocendosi alle assoluzioni del biondino e nel vederlo in fotografia portato in trionfo. ‘Ora vorrei proprio che strozzasse una bambina grassa del popolo italiano’ “.
Gadda morirà nel maggio del 1973; Pasolini, prima di andarsene anche lui, due anni dopo, farà in tempo a stilare un necrologio un po’ irriverente sul “gran lombardo”.
Giampaolo Dossena nella sua Storia confidenziale della letteratura italiana oserà affermare, con altrettanta irriverenza: “Fra Pasolini e Gadda è difficile dire chi fece la fine peggiore“.
Fra la morte dei due passerà, assolutamente inosservata, quella, per suicidio, di Guido Morselli (luglio 1973).
In due anni, insomma, i tre migliori prosatori del dopoguerra italiano passarono a miglior vita. E dei tre, aggiungo io, non si sa chi fece la fine peggiore.
Gadda, Morselli, Pasolini: il declino delle patrie lettere poteva iniziare.

Bibliografia

– C.E. Gadda, Quartieri suburbani, “Civiltà delle Macchine”, nr.6, 1955. Ristampato ne Il tempo e le opere, 1982 e in Saggi, giornali, favole, I, 1991. Per il download in pdf dell’intero articolo cliccare sul link seguente: Carlo Emilio Gadda, Quartieri suburbani.
– Giulio Cattaneo, Il gran lombardo, 1973.

(g.c.)

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