Lo sciopero a rovescio/2 – Gli scioperi a Primavalle

L’origine degli scioperi a rovescio è stata comunemente fatta risalire alle azioni dei contadini nelle campagne del settentrione (Modena, Ferrara, Mantova) contro i proprietari terrieri (occupazione di terre non coltivate, a esempio).
Tale forma di lotta si propagò quindi, nel primo dopoguerra, lungo la cintura periferica della città, in special modo nelle borgate di origine fascista (sorte per esclusiva delibera governatoriale, quindi, al di fuori del piano regolatore del 1931).
Come sottolinea Ilenia Rossini nel suo Conflittualità sociale, violenza politica e collettiva e gestione dell’ordine pubblico a Roma (luglio 1948-1960), se nelle aree rurali lo sciopero a rovescio ha quale contraltare sociale il proprietario privato, nella città le rivendicazioni (operate soprattutto da disoccupati) si rivolgono nei confronti delle istituzioni pubbliche.
E il primo nucleo di tali proteste urbane va ricercato, forse, proprio nella borgata Primavalle.
Esaminiamo alcune (delle rare) testimonianze.
Ecco il dirigente comunista Aldo Natoli, dal libro di Giuseppe Cantarano:

Non ricordo come nacque l’idea dello sciopero a rovescio, ma il ricordo più antico che ho di questo avvenimento risale allo sciopero che nel 1947 organizzammo a Roma contro la disoccupazione, prima ancora delle lotte nel Cassinate e nei Lepini e prima ancora del Piano del Lavoro di Di Vittorio. … Nel 1947 facemmo un grande sciopero generale che vide una serie di dimostrazioni tra le quali comparve, per la prima volta, lo sciopero a rovescio … Questo avvenne a Primavalle … dove i nostri compagni, siccome lì non c’erano strade, iniziarono a costruirle volontariamente: non era un’astensione dal lavoro, ma era, invece, l’assunzione di un lavoro volontario che veniva intrapreso da gruppi di disoccupati, i quali si organizzavano tra di loro …. Insieme davano corso a dei lavori che erano necessari e urgenti per la popolazione … lavori che non venivano realizzati dalle autorità.
A Primavalle … mancavano due strade importanti, per cui la gente che usciva da casa doveva comminare fra il fango. I compagni, allora, si misero a costruire queste strade, ma si verificarono degli interventi della polizia che voleva impedire che i disoccupati lavorassero. Purtroppo negli scontri la polizia uccise un ragazzo sardo che si chiamava Giuseppe Tanas

Anche Leo Canullo, delineando un interessante crescendo, sembra confermare la data:

Nel mese di ottobre del 1946 si svolge una imponente manifestazione a cui partecipano i sindacati e le forze politiche di sinistra. Dopo il comizio a Porta San Paolo si forma un lungo corteo che arriva al Viminale (Ministro dell’Interno è Romita). Si forzano i cancelli, si apre il portone e a decine e decine saliamo le scale e cominciamo a buttare dalle finestre scartoffie, armadi e suppellettili varie. Una parte dei dimostranti se ne va per suo conto. Ci sono scontri con la Polizia, morti e feriti. A braccia i dimostranti portano un giovane ucciso dai poliziotti fin sotto il Quirinale. L’agitazione per il lavoro continua nei mesi successivi e si inventano gli scioperi a rovescio. Si va su un terreno, si picchetta, si comincia a sterrare con pale e picconi, decidendo che in quel posto deve sorgere una scuola o una casa o un asilo. E si comincia a bombardare con delegazioni e manifestazioni la Prefettura, il Ministero dei lavori Pubblici, il Comune per far stanziare i fondi necessari e per farsi pagare le giornate di lavoro. L’iniziativa si estende a macchia d’olio e diventa particolarmente efficace nelle borgate dove gran parte della popolazione partecipa, solidarizza e sostiene il movimento di lotta. A Primavalle, nel Dicembre del 1947, si sviluppa un pressante movimento di disoccupati. Viene occupato un terreno dove si intende far costruire case popolari. Cade, nello scontro con la Polizia, un giovane comunista: Giuseppe Tanas”.

Entrambi, Natoli e Canullo, legano gli scioperi a rovescio (per una strada o per l’edificazione di case popolari) agli scontri del dicembre 1947 in cui perse la vita Giuseppe Tanas.
Marisa Rodano, invece, connette i primi scioperi alla costruzione di via S. Melchiade papa:

“Credo che Melchiade Papa fosse una via già prevista nel piano regolatore del 1931. Era una strada utile, perché avrebbe consentito di accorciare molto il percorso per raggiungere, dalla Circonvallazione trionfale, il quartiere di Primavalle. Il tracciato, poco più che una mulattiera,  scendeva in una valletta e risaliva poi verso la borgata. Assieme ad altre compagne dell’UDI (mi sembra ci fosse anche Giuliana Gioggi) girammo con un camioncino per cantieri a chiedere in prestito ai lavoratori picchi, pale e badili e raggiungemmo la località prevista, dove si era radunato un buon gruppo di disoccupati: cominciarono i lavori di sterro.
L’iniziativa dei disoccupati di Primavalle dimostra che la pazienza e la sopportazione degli abitanti della borgata ha superato ogni limite: che uomini con la famiglia a carico si mettano a lavorare senza salario e a compiere un lavoro, che una popolazione di migliaia di anime attenda inutilmente da anni è un fatto che dovrebbe far arrossire i responsabili … I lavoratori hanno appoggiato all’inizio  della strada un cartello “via Pace e Lavoro”… le donne dell’UDI hanno istituito un centro di raccolta presso la Consulta Popolare ove affluiscono in commovente gara le offerte di pane e di viveri dei commercianti e della popolazione, offerte con cui le donne confezionano il pasto a quelli che lavorano … Le delegazioni che si sono recate in Comune hanno richiesto che il lavoro di sistemazione di via Melchiade Papa sia rapidamente appaltata, che vengano pagate le giornate lavorative effettuate …
”.

In Memorie di una che c’era ella parla con chiarezza di “maggio 1950” a proposito dello sciopero di via Melchiade Papa.
A mio avviso le testimonianze, pur apparentemente discordanti, possono ben coesistere.
Anzitutto perché di scioperi a rovescio prima del 1950 a Roma ve ne furono (nella seconda metà del febbraio 1948 alla Borgata Gordiani, a esempio: cfr. Ulrike Vaccaro, Storia di Borgata Gordiani, 2007, p. 118).
E poi abbiamo un minuscolo indizio.
Nel libro di Alfonso Testa e Giulio Carlo Argan, Intervista alla città, così si esprimono, alla fine dei Settanta, alcuni cittadini di Primavalle:

[Prima del 1963] non esisteva niente e neanche le strade, tant’è vero che le lotte che si facevano allora, uno dei primi scioperi, fu uno sciopero a rovescio”.

Tali strade, ottenute attraverso tale tipo di lotta, sono esplicitamente citate:  “via Forte Braschi … via Michele Bonelli”.
Uno degli intervistati, quindi, precisa:

So’ venuti i poliziotti pe’ menaje a questi qua che stavano facendo via Michele Bonelli, se so’ menati, hanno sparato e hanno ammazzato Tanas …

È possibile, quindi, che, in concomitanza con lo sciopero generale del dicembre 1947 si svolgesse uno sciopero a rovescio in via Michele Bonelli: quello che fu fatale a Giuseppe Tanas.
Lo sciopero del maggio 1950 evocato dalla Rodano riguarda via S. Melchiade Papa. Come si desume da “L’Unità” del 20 maggio 1950 risale a circa due settimane prima (5-6 maggio):

L'Unità, 20 maggio 19501

La sistemazione di piazza Alfonso Capecelatro, invece, è ben documentata e certa.
In un comunicato dell’Ufficio Stampa e Propaganda della CGIL del 4 marzo 1951 (riportato nel libro di Emiliana Camarda su Pietralata) si legge:

È continuato nella giornata di ieri, con la solidarietà di tutti i cittadini della borgata, lo sciopero a rovescio dei disoccupati di Primavalle che stanno procedendo alla sistemazione della piazza di Capecelatro”.

L’articolo de “L’Unità” (3 marzo) lo fissa definitivamente al 2 marzo 1951 (cfr. sotto).

 

L'Unità, 3 marzo 1951 sciopero piazza Capecelatro
Da tali scarni fatti possiamo desumere, in modo rozzo e provvisorio, una cronologia degli scioperi a rovescio nella borgata:

– prima del 1947? Via della Borgata di Primavalle (via Forte Braschi)? (A. Testa-G.C.. Argan)

– dicembre 1947? via Michele Bonelli? (Aldo Natoli; Leo Canullo; Alfonso Testa-G.C. Argan)

– 5-6 maggio 1950 via S. Melchiade Papa (Marisa Rodano; articolo de “L’Unità”, 20 maggio 1950)

– 2 marzo 1951 piazza Alfonso Capecelatro (comunicati CGIL; articolo de “L’Unità” del 3 marzo 1951)

Per il download del materiale cliccare sul link sottostante:

Gli scioperi a rovescio a Primavalle

(g.c.)

 

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