Luchino Visconti, Appunti su un fatto di cronaca/1 (Il paesaggio, la feroce malinconia)

Appunti su un fatto di cronaca (1951)
Regia: Luchino Visconti
Testo: Vasco Pratolini
Musica: Franco Mannino
Fotografia: Domenico Scala
Produzione: Riccardo Ghione; Marco Ferreri

Il cortometraggio fu girato sulla scia emozionale dell’omicidio di Annarella Bracci a Primavalle. Visconti, che aveva al suo attivo due capolavori come La terra trema e Ossessione, nonché prestigiose regie teatrali, lo realizzerà probabilmente nel 1951, l’anno prima dell’altra sua memorabile ricognizione nelle periferie romane: Bellissima, con Anna Magnani.
Il corto era parte di “Documento mensile”, una sorta di “cinegiornale laico” (la definizione è di Lino Micciché): fu inserito nella seconda serie assieme a Prurito di Carlo Levi.
I cinque minuti che possiamo ammirare oggi sono la sopravvivenza di un girato più esteso; Franco Mannino ricorda: “Ogni ‘Documento Mensile’ doveva durare complessivamente dieci minuti; dunque Appunti su un fatto di cronaca inizialmente durava poco meno di 5 minuti. Lo stesso Visconti, successivamente, sentì il bisogno di ampliarlo portando il documentario a una durata corrispondente ai 250 metri di pellicola (8 minuti).
In quel periodo i documentari potevano aver vita solo nel caso in cui avessero superato l’esame di una commissione di esperti presieduta dall’allora Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio. Se il documentario era approvato, era abbinato a un lungometraggio e gli veniva assegnato il 3% dell’incasso globale del film. Se invece era bocciato veniva distrutto …“.
Fu bocciato.

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La didascalia iniziale (errata, ma il corpo del commento di Vasco Pratolini è esatto) fornisce lo spunto per una “poesia in prosa” che non ha nulla di documentaristico: essa, invece, supportata dalle immagini, si culla su di un malinconico lirismo reso inquieto, a tratti, dagli inserti di clarinetto di Franco Mannino.

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Una delle prime inquadrature: il paesaggio calcinato, astratto nelle sue geometrie, mosse solo da quell’incongruo palo sghembo, di taglio espressionista; il cielo incupito, un muro, e una bambina che vi si appoggia, con una punta di indolenza.
Una natura morta di borgata che riesce a sorprendere pienamente l’atmosfera dell’epoca e del luogo.
La Stimmung, direbbe qualche intellettuale.

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Questo il commento di Pratolini: “Così, quale ci appare, Primavalle esiste da quindici anni all’incirca. E una fra le decine di altre borgate che assediano con la loro inerzia e inedia l’oro della città. Questo è il paese col suo squallore nel sole in una giornata di primavera. Fu l’aspetto più lieto che la vita poté offrire ad Annarella: saltare la corda con Wanda … gli occhi innocenti … il toc toc del tamburello sotto casa. E una sera … la sera del 18 febbraio 1950 … dieci lire di castagne per una fame di dodici anni. Seguire qualcuno che la conduce tra i sentieri … in mezzo a un prato. Qualcuno che dopo averla stordita, ferita … Metteremo una volta di più l’animo in pace, noi tutti, con pochi fiori di campo e un’addolorata espressione nella voce?

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Le case minime, l’avanguardia di una civilizzazione precaria che strappava lentamente brandelli d’anima alla campagna romana.

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Una spianata infinita.

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Il gioco delle carte …

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… e il toc toc del tamburello.

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Un altro scorcio. “La feroce malinconia di Primavalle, così alta, su Roma, da rasentare il cielo, con le sue case come scatole color malva, rasa e cenere, in stile novecento e già scrostate come ruderi. Lassù il sole era sempre velato da un’ombra che si sarebbe detta di zanzare o disinfettante, anche quando splendeva gaio  e limpido, in settembre o in Primavaera, o sgretolava l’intonaco in agosto“, scriveva Pasolini il 3 aprile 1951 in Castagne e crisantemi, forse proprio mentre Visconti girava questo cortometraggio e Rossellini era in loco per lo studio di Europa ’51.

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La feroce malinconia di Primavalle” si acquieta, però, e ora non ha più campo: basta una finestra aperta, un gesto usuale, umile e quotidiano, e il paesaggio è subito reso benigno: un fondale familiare, rassicurante, parte d’un circolo di affetti e umana simpatia.

(g.c.)

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