L’albero che sfamò Primavalle

Un ricordo del tempo di guerra di Claudio Buccilli raccolto da Ennio De Risio.
Buccilli è il fornaio di piazza Pio IX, già piazza di Primavalle.

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pineta buccilli

Vedi questo grande pino qui a fianco al cancello di ingresso ai Casali Torlonia?“, mi chiede Claudio Buccilli. “Beh, devi sapere che fino al ‘43 i pini erano due, simmetricamente disposti ai lati del vialetto. All’epoca qui c’era ancora l’azienda agricola di proprietà dei Torlonia e nel Casale del Giannotto alloggiava il fattore-factotum dei Torlonia, un signore che chiamavano Terzino. Nella primavera del ‘44 Terzino fece tagliare il grande pino sul lato sinistro perché l’albero era malato. Mio padre Orazio, che aveva continuamente bisogno di legna da ardere per il nostro forno in piazza Pio IX, colse al volo l’occasione e lo acquistò. C’era però il problema del trasporto di un tronco così grande”.

pineta buccilli 2

Il problema fu risolto utilizzando dei cuscinetti a sfera e imitando la tecnica dei carretti e monopattini che i ragazzi abitualmente si costruivano da soli per giocarci.Presi tre travicelli di legno duro (li chiamavamo “sale” o “muraletti”) ne vennero sagomate le estremità a punta (i cosiddetti “becchi”, come si faceva per il pezzo della “nizza” da lanciare) in modo che potessero alloggiare dei grandi cuscinetti a sfera. I travicelli furono poi inseriti sotto il tronco e a questo punto, con l’aiuto di molte persone che spingevano dietro e ai lati, venne portato su via della Pineta Sacchetti. Quella giornata mi è rimasta impressa nella memoria, doveva essere il 3 o il 4 di giugno del 1944 e assistetti alla scena un po’ surreale del tronco al centro della carreggiata che avanzava lentamente, fra due ali di tedeschi che a piedi, in disciplinata fila, e forse un po’ mestamente, lasciavano la città  dirigendosi verso La Storta e la via Cassia. Dopo aver svoltato su via Calisto II il tronco fu spinto fino a via Cardinal Passionei, di fronte al forno. Qui, in mezzo alla strada, venne segato in grandi rocchi di circa 60 cm di lunghezza. Per questa operazione, che richiese molto tempo e un gran dispendio di energia umana, venne utilizzata una grande sega (lo spadone) azionata da una coppia di uomini robusti. I blocchi vennero poi a loro volta spaccati e ridotti in pezzi con l’uso di asce, accette, mazze e cunei da spacco. Chi aveva dato una mano nell’operazione veniva giustamente ricompensato da Orazio con sfilatini di pane caldo. Fu così che il vecchio pino riscaldò il forno per parecchi giorni, per sfornare la razione giornaliera di pane ogni mattina, tanto attesa da tutti“.

(g.c.)

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