La Pineta Sacchetti, luogo di incontri, svaghi e delizie

La Pineta Sacchetti (o Pigneto Sacchetti o Pineto Torlonia) fu, almeno sino agli anni della Seconda Guerra, col magnifico panorama incorrotto che spaziava sulla Città e sulla cupola di San Pietro, un luogo ameno di incontri e svago.
Gabriele D’Annunzio la cantò con trasporto (cfr. D’Annunzio alla Pineta Sacchetti) oltre a rendersi in essa attore di serrate cacce alla volpe.
Il Regime Fascista la elesse a centro delle attività del Governatorato.
Almeno quattro filmati d’epoca testimoniano in tal senso (i primi due mi sono stati segnalati da Minello Giorgetti).
Nel primo (20 maggio 1936) 71 giovani muratori costruiscono (ognuno!) un arco a tutto sesto di un metro di luce (dal minuto 0’43”) in una pineta trasformata in un opificio:

Non è ardito pensare che i mattoni adatti alla gara provenissero dalle fornaci della Valle dell’Inferno/Valle Aurelia, in quegli anni ancora in piena attività.
Nel secondo filmato (settembre 1930) è illustrata la vita della colonia climatica dei Fasci Femminili:

Nel terzo (agosto 1931) mille balilla dell’Alto Adige scendono a Roma; per rifocillarli viene apparecchiata una lunghissima tavolata sotto l’ombra dei pini (“Il rancio offerto dalla Federazione dell’Urbe alla Pineta Sacchetti”, minuto 0’58”):

A questo link (dovete scorrere sino al minuto 11’20”) un video dell’Archivio Luce (1931) in cui ammirare la “Colonia Gabriele D’Annunzio” alla Pineta Sacchetti:

http://provinciadiroma.archivioluce.com/provincia-roma/scheda/video/IL3000051560/1/Roma-Duemila-e-cinquecento-bambini-inviati-al-mare-ed-ai-monti-dalla-Federazione-dell-Urbe.html

Da tali filmati è facile evincere che:

1. la Pineta Sacchetti fu sempre un luogo di grande fascino: a causa del panorama naturale che poteva godersi dai suoi pressi, della vista su San Pietro, libera e piena, e delle vestigia di cui era costellata (acquedotto Traiano-Paolo et cetera).

2. per tali motivi essa fu considerata locus amoenus per secoli, e occasione per ritrovi ludici e di ristoro, soprattutto per i giovani.

3. tale vocazione venne mantenuta sin verso gli anni Cinquanta quando l’irruzione della speculazione la pose in costante pericolo di vita (il piano per il quartierino residenziale progettato da Adalberto Libera è del 1957) sino alle lotte dei Settanta e all’abbandono nei decenni a noi più prossimi.
Come se la democrazia, invece di salvaguardarla, l’avesse desacralizzata e ridotta a puro spazio a-storico, fungibile e identico a mille altri e, perciò, buono per la normale commercializzazione.
Quest’ultima considerazione è solo mia, e pertanto discutibile, ma mi ha dato molto da pensare.

(g.c.)

 

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