Annarella Bracci (nuovo libro e vecchie polemiche)

Il 18 febbraio del 1950 moriva, a Primavalle, Annarella Bracci.
Sulla vicenda di cronaca nera ci siamo già espressi (Il caso Annarella Bracci).
Si è anche approntata una bibliografia (Bibliografia su Annarella Bracci), in progress, da cui effettuare il download di materiali d’epoca.
Tutto sembra chiaro su tale vicenda, di quella chiarezza che dona il notevole tempo trascorso; e tuttavia è difficile non rinvenire qualcosa d’inespresso.
Da una parte fatichiamo a renderci conto, oggi, epoca alluvionata dall’informazione e dallo strepito, della vastissima commozione suscitata da un evento apparentemente banale. Dall’altra non riusciamo ancora a scandagliare a pieno la portata psicologica ch’esso reca. Un evento importante per la storia della borgata Primavalle, del quartiere e di tutta Roma; e, soprattutto, per l’intrinseca forza simbolica sottesa: qui abbiamo il Mostro, il Diverso, l’Estraneo, la Bambina Inerme, il Povero, il Deserto della Perifera d’una Città in espansione, pronta a mutare forma e pelle: e poi il mistero della silente Campagna Romana che, allora, avvolgeva Primavalle, e il Pozzo, la Profondità, la Perdita, la Miseria, l’Assassino Senza Volto, la Giustizia Spietata e Cieca.
Il piano storico-sociale e quello archetipico si confondono continuamente, sovrapponendosi, intersecandosi. Solo questo gioco di palinsesti epocali può rendere conto dell’interesse che un “facile” episodio di cronaca nera avvenuto sessantotto anni fa (ai margini della metropoli) esercitò nei primi anni Cinquanta originando un fiume di pubblicazioni e, più o meno direttamente, tre film (di Rossellini, Lizzani, Visconti) e che esercita tuttora, specie negli ultimi anni, in cui abbiamo assistito alla pubblicazione di ben tre libri:

  1. Riccardo D’Anna, Lotto 25, Chi ha ucciso Annarella Bracci (Riccardo D’Anna, Lotto 25)
  2. Roberto Morassut, Il pozzo delle nebbie (Roberto Morassut, Il pozzo delle nebbie)
  3. Laura Alfonsi, Il giglio nel pozzo (Laura Alfonsi, Un giglio nel pozzo), un romanzo acquistabile in formato digitale

Laura Alfonsi, Il giglio nel pozzo

Il caso di Anna Maria Bracci fu il motivo che originò le mie ricerche su Primavalle.
In quella vita spezzata, nei personaggi coinvolti, nelle dinamiche eterne lì adombrate ritrovai un’atmosfera che aleggiava ancora a Primavalle, nella mia infanzia, fra i lotti, nei pratoni di Pasquale II, sulle scale vocianti dei palazzi che ricordano quelle popolari di ogni tempo, a cominciare dalle vuote scale disperate di Fritz Lang in M, Il mostro di Düsseldorf.
Non sono tipo da celebrazioni.
Le uniche cerimonie che ho escogitato per Anna Bracci sono l’omonima pagina Wikipedia e l’intitolazione dello striminzito parco a via Lorenzo Campeggi.
La memoria, però, è ancora viva e questo è un risarcimento che apprezzo.

Di seguito si ripropone la vecchia polemica che divampò in seguito al ritrovamento del corpo di Annarella – una polemica storica, ben definita nei suoi tratti fra destra e sinistra e diversissime sensibilità politiche.
La politica è quasi sempre superficiale e transeunte. Può valere solo quale specchio di mozioni ben più profonde. Quelle che, sole, ormai, mi interessano.
Il primo è un articolo di Curzio Malaparte (“Il Tempo, 7 marzo 1950”); il secondo di Pietro Ingrao (“L’Unità, 8 marzo 1950”).

Curzio Malaparte, Il Tempo, 7 marzo 1950

 

Unità, 8 marzo 1950-iloveimg-cropped

(g.c.)

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