L’autobus con la rincorsa (e perché Primavalle si chiama così)

Dall’incipit di un articolo de “Il Messaggero” (26 maggio 1941; la segnalazione è di Luciano Villani, autore de Le borgate del Fascismo) si ricavano due dati, di differente spessore.
Il primo è divertente. Eccolo qua:

Alla borgata di Primavalle si arriva a bordo di un autobus della linea 236. Il percorso presenta una ripida salita e spesso accade che l’autobus, giunto alla metà di essa debba fare marcia indietro, quasi per prendere la rincorsa, in maniera da potere superare più agevolmente, poi, il dislivello stradale“.

Si fa riferimento, insomma, alla micidiale salita del Forte Braschi che metteva a durissima prova la linea 236 e i suoi autisti; una salita che non smentirà mai la propria fama tanto che, dopo la guerra, le testimonianze degli abitanti divennero addirittura più comiche:

Negli anni Cinquanta l’autobus era chiamato la Gallaraccia . Da Primavalle arrivava fino a Boccea: quando prendeva la salita del Forte Braschi la gente doveva scendere e spingere fino alla piazza; il biglietto costava cinque lire” (testimonianza raccolta da Gabriele Ferraris della XXV Aprile nell’ambito del progetto I nonni raccontano, 1998-1999).

Il secondo dato è più serioso. Si parla, nientemeno, che dell’origine del nome Primavalle. Ecco un secondo estratto dal sopraddetto articolo:

Tra la via Boccea e le pendici di Monte Mario si dilunga una stretta valletta sulla destra della quale giungono le ultime case di una ridente borgata. Da tempi antichissimi il luogo è chiamato Primavalle. Questo nome gli fu dato dai primi abitatori per distinguerlo da un’altra valletta che, parallela quasi alla prima, corre a breve distanza“.

La valletta in questione dovrebbe essere la Valle Favara attraversata dal fosso omonimo (il rivo che attraversava Pietro Bembo). La seconda valletta, simile alla prima, poco distante, deve, perciò, identificarsi con quella dell’attuale via Mattia Battistini.
Il gesuita Francesco Eschinardi, già nel 1692, e poi nel 1750, nelle opere intitolate, rispettivamente, Esposizione della carta topografica cingolana e Descrizione di Roma e dell’Agro Romano, aveva a dire, infatti:

La Cornelia [l’attuale via di Boccea] è assai disuguale per le Valli che devono passarsi; la prima si chiama Prima Valle, la seconda pure si dice Prima Valle, poiché vengono diramate da una mede[si]ma; è qui una tenuta del Capitolo di S. Pietro di rub[bia]. 311“.

La differenza (minuscola) fra le due descrizioni consiste in ciò: mentre l’articolo del 1941 suggerisce che la “prima valle” sia stata così ribattezzata poiché il viaggiatore la incontra arrivando a Roma, l’opera dell’Eschinardi asserisce, invece, che il nome sia dovuto al fatto che la si incontra uscendo da Roma (da porta Cavalleggeri, per la precisione).
Pinzellacchere, insomma.
Messaggero, 26 maggio 1941

 

(g.c.)

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