Le piccole cose/2 (perché via di Val Favara si chiama così)

il

Via di Val Favara fu istituita il 3 giugno 1937 dal Governatore di Roma Don Piero Colonna dei Principi di Paliano (la delibera recita: “da via di Torrevecchia a via della Borgata di Primavalle”; via della Borgata di Primavalle, all’origine, faceva le veci di via Pietro Maffi, via Federico Borromeo e via Forte Braschi).
Una strada oberata dal traffico, in cui si transita distrattamente ogni giorno.

bassorilievo via di Val Favara
Bassorilievo a via di Val Favara

L’inizio è abbellito da un bassorilievo, di pertinenza del condominio al civico 119, che raffigura, presumibilmente, la femminilità nel suo lato materno. In buono stato di conservazione necessiterebbe di una veloce ripulitura.
Il nome Val Favara o Prato Favara risale a quasi tre secoli fa. Nicola Maria Nicolaj, nel suo Memoria, leggi ed osservazioni sulle campagne e sull’annona di Roma (1803), alla voce “Primavalle”, afferma:

Prima Lavorazione, che principierà dalla rompitura dell’anno 1783. Quarto, che sarà il Corpo esistente dalla parte della Tenuta di Torrevecchia, e dovrà anche comprendere il Prato detto di Valle favara di rubbia sette da ridursi a Lavorazione, contiguo allo stesso Corpo medianti le Spallette, e confinante con detta Tenuta di Torrevecchia r.”.

La tenuta Torrevecchia vantava affittuari diversi da quelli della tenuta Primavalle pur se il territorio (“tenuta Primae Vallis et Turris Vetulae” di proprietà del Capitolo di San Pietro in Vaticano) è assai antico e coincide pressappoco con quello dell’attuale Quartiere XXVII Primavalle.

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Planimetrai di Primavalle nel 1931

Ma quale la derivazione di tale toponimo? A un prato, forse, coltivato a fave?
A costo di sembrare audaci dilettanti io lo riferirei all’arabo fawwāra (ﻓﻮﺍﺭة‎), ovvero “polla d’acqua che sgorga, gorgogliando, con impeto”.
Tale polla d’acqua andava ad alimentare il fosso Favara di via Pietro Bembo e, perciò, l’impianto della villa rustica d’epoca neroniana noto come “Terme di Primavalle” (fra via Pietro Bembo e via Pietro Gasparri).
Il prestito linguistico saraceno o arabo non deve spaventare. Dopo la conquista araba della Sicilia nell’827, i Mori si diedero a saccheggiare le coste mediterranee. Stabilirono una colonia nel Garigliano e, due volte, sbarcati a Ostia, tentarono di attaccare Roma. Una prima volta (846) furono sgominati dal Duca di Spoleto (anche se depredarono le basiliche)
Ecco come racconta la storia il quotidiano “Il Pungolo”:

Nell’846 Papa Sergio II chiamò a sé Guido I Duca di Spoleto per contrastare la minaccia dei Saraceni, che tra la notte del 24 Agosto erano giunti fino alla foce del Tevere, ad Ostia e con 75 navi armate e circa diecimila pirati attaccarono la cittadina ed il porto. Durante la loro risalita passarono per San Paolo, per San Pietro e giunsero fino a Lorium, l’attuale Castel di Guido, dove si svolse una delle battaglie più importanti dell’epoca. Guido I poteva contare su milizie francesi e spagnole, oltre a quelle autoctone, per un totale di circa 30.000 uomini. La superiorità numerica fu sufficiente per sbaragliare il nemico e riportare la pace. Papa Sergio II fu talmente fiero della vittoria che donò al Duca di Spoleto tutto il territorio di Lorium, che all’epoca era abbastanza vasto, per intenderci i suoi confini comprendevano le attuali Casalotti, Ponte Galeria, Maccarese e Gianicolense.
Ed in onore di questo condottiero l’antica Lorium venne chiamata la Terra di Guido il Saraceno”.

Per questo, aggiungiamo, la strada fra Selva Candida e Boccea si chiama via del Forno Saraceno.
La seconda volta che i Saraceni attaccarono Roma fu nell’849 e, stavolta, vennero sconfitti a Ostia dalla flotta della Lega Campana (Napoli, Amalfi, Gaeta) capitanata da Cesario il Valoroso.

Battaglia di Ostia

La battaglia di Ostia fu così decisiva che Raffaello Sanzio (1515) la dipinse, quasi sette secoli dopo, nelle Stanze Vaticane, accanto al più famoso “L’incendio di Borgo” (en passant: una via di Ostia si chiama, appunto, via Punta del Saraceno. Ancora: a Ostia morì, prima dell’imbarco verso l’Africa, la mamma di Sant’Agostino, Monica. Una piazza della cittadina è dedicata, infatti, a Santa Monica. I nomi non tradiscono mai).
La presenza saracena fu importante per il Lazio. I prestiti o imprestiti linguistici non devono, perciò, stupire (il toponimo “Favara” è ovviamente diffuso in Sicilia; a Pantelleria “favara” è un getto di vapore bollente).
Di via Pietro Bembo, che ospita le terme romane, si potrebbero dire altre piccole cose.

ViaGiovanni D'Andrea

Per ora postiamo la foto della targa toponomastica di via Giovanni D’Andrea dove è scritto non Q.XXVII (Quartiere 27) bensì S. X (Suburbio Dieci), a dimostrare la risalenza della targa stessa; e un fotogramma dal film Europa ’51 dove si può ammirare, proprio a via Bembo, la baracchetta di Giulietta Masina a cui Ingrid Bergman riporta i figlioli.

Europa '51

(g.c.)

 

 

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