Le piccole cose

Cippo chilometrico recto

La prima foto ritrae un cippo miliario (anzi: chilometrico) all’altezza della ASL di via di Boccea 271, poco prima del Forte. Probabilmente esso segna la progressione della via di Boccea.

Largo Gregorio XIII

La seconda foto (la targa di piazza Gregorio XIII) riguarda un fenomeno di piccola archeologia toponomastica già notata per  via Michele Bonelli: l’iscrizione sulla targa reca “S. IX” (Suburbio Nono, ovvero Suburbio Aurelio) nonostante, dal 1961, la piazza faccia parte di un quartiere preciso: il Quartiere XXVII Primavalle (via Michele Bonelli apparteneva invece, come si è visto, al Suburbio X Trionfale).

Villa Luisa

La terza foto ritrae Villa Luisa, un edificio diroccato a via Ferrante Ruiz 2, a via Torrevecchia: un rudere

Tali notazioni, minuscole, possono apparire insignificanti per qualcuno. E, tuttavia, sono proprio le piccole cose a donare un’identità ai quartieri, alle periferie e ai rioni ormai divenuti mucchi anonimi di edifici. Ciò avviene per due motivi:

  1. Anzitutto, attraverso la messa in evidenza di tali “piccole cose”, si riesce a comprendere l’evoluzione progressiva di un territorio: non tutto è uguale, insomma, non tutto è stato edificato contemporaneamente. Un quartiere o una borgata, perciò, vantano una storia definita, specifica: il che è decisivo per riscattare un luogo dall’in-differenza.
  2. Queste “piccole cose” sono più “belle”. Un cippo o una targa in marmo sono più distintive e “belle” di un cippo o una targa in metallo; la loro funzione è esattamente identica, il loro impatto per l’identità d’un territorio, invece, completamente diverso.

Altro esempio: quanto hanno perso i nostri quartieri dall’abolizione delle paline di legno scritte dai calligrafi del Comune di Roma?

Screenshot-2018-4-6 Roma Sparita - Tabella ATAC

Posso affermare subito: il guadagno è stato meschino; la perdita incalcolabile perché le paline delle fermate ATAC istoriate a mano in bella grafia (dai calligrafi, appunto) sanciva una identità oltre a vantare una forma più armoniosa, con quegli svolazzi e la precisione nell’andamento delle singole lettere et cetera. Lo stesso dicasi per i cestini della spazzatura, i marciapiedi, le insegne degli istituti pubblici, le architetture dei giardini, la foggia dei biglietti tramviari, le postazioni ATAC e così via.

L’arredo urbano, curato in tal maniera, diviene sostanza.

(g.c.)

 

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