Le ossa antiche romane nelle fondamenta del Santa Maria della Pietà

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Siamo al 20 marzo 1912.
Si stanno edificando i padiglioni del Manicomio Provinciale del Santa Maria della Pietà.
A causa dei grandi sterri eseguiti sono venute alla luce numerose tombe alla cappuccina con resti umani, probabilmente di età imperiale (primi secoli d.C.).
La tomba alla cappuccina (un esempio nella prima foto), riservata a persone umili, è costituita da grandi tegoloni disposti a “V” sormontati da embrici; all’interno è il corpo del defunto, di solito avvolto in un semplice sudario, senza corredo. La tomba così composta veniva, poi, ricoperta dal terreno.

Esempio di Tomba alla cappuccina


L’archeologo, informato dei ritrovamenti, si affretta a visitare il luogo, ma, con suo grave disappunto, si accorge che “le tegole che appartenevano alle tombe scoperte ora si trovano in pezzi e disseminate per il cantiere“. Le ossa, invece, per cura della ditta curatrice dei lavori “furono fatte seppellire nei cavi di fondazione“.
L’archeologo si arrabbia e fa una bella lavata di capo ai responsabili intimandogli di contattarlo in caso di nuovi rinvenimenti (assai probabili: forse era lì una piccola necropoli).
Non sappiamo come finì la storia, ma è sicuro che oggi i padiglioni del Santa Maria giacciono sui resti dei nostri progenitori di 2000 anni fa. Se, quando visitate il Santa Maria, sentirete solleticarvi le piante dei piedi non preoccupatevi: sono alcuni, inoffensivi, poveri morti che vogliono salutarvi.
Nella seconda foto l’originale del giornale di scavo del 1912 tratto dall’archivio ADA.

(g.c.)

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