Le viscere della Pineta Sacchetti

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Esiste una città che tutti conosciamo e viviamo.
Ne esiste un’altra sotto i nostri piedi: si tratta di una Roma dimenticata: cunicoli, grotte, cave, antichi cellari, passaggi di raccordo, rifugi, tombe, acquedotti, canali idrici.
Sotto la pelle di Roma, insomma, si estende un ampio reticolo di passaggi spesso sconosciuti.
La zona di piazza dei Giureconsulti e della Pineta Sacchetti ne è ricca.
La tomba romana di via Cardinal Caprara, il cunicolo sotto i capolinea ATAC, la cava di pozzolana che da via del Forte Boccea si estende alla Pineta ne sono alcuni esempi.
Un altro esempio è questa galleria esplorata oggi dall’associazione “Cornelia Antiqua”: un tratto ipogeo di circa 50 metri, già noto ad alcuni (ne fanno fede i rifiuti e le date incise), ma di fatto poco studiato soprattutto in rapporto al tracciato dell’acquedotto Traiano che qui scorre.
Cosa rappresenta questo cunicolo? Quale la sua funzione?
Attorno a esso, già ben segnalato dalle mappe ottocentesche, fiorirono leggende: secondo qualche anziano, infatti, esso si sarebbe spinto sin verso il Casale del Giannotto, oggi sede della biblioteca Casa del Parco.
Può darsi ch’esso rivestisse una funzione più umile cioè agricolo-pastorale anche se, in tal caso, sfuggirebbe l’importanza che gli assegnano le carte anzidette.
C’è da rivalutarlo, da ripulirlo e connetterlo alle altre strutture superstiti della Pineta Sacchetti.

(g.c.)

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