Ma cos’è la “Montagna del sapone”?

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Primavalle è “La montagna del sapone”, e questo è indubbio.
“Ma che vieni, dalla montagna del sapone?” è una locuzione rivolta a chi si lascia facilmente ingannare; un allocco, uno sprovveduto.
Ma qual è l’origine di un detto così curioso?
Sulla “montagna” possiamo intenderci subito. In una città in cui i rilievi di Montemario (139 metri s.l.m.) e Gianicolo (88 metri s.l.m.) sono considerati imponenti anche l’umile pianoro su cui sorgeva la borgata (metri 100 s.l.m.) può considerarsi una montagna (soprattutto se, negli anni Trenta, si doveva scarpinare dal Fosso di Primavalle – attuale via Battistini – su verso l’abitato delle casette e dei lotti).
La questione del sapone è più sottile, ma, forse, risolvibile con pochi accenni.
Dal dizionario romanesco di Ravaro si legge, alla voce “sapone”:

Sapone. Annà a magnà’ er sapone. Invito rivolto a chi le spara grosse, racconta cose incredibili, fandonie, fanfaronate e simili. Se in realtà si mangiasse il sapone dalla bocca uscirebbero le bolle di sapone, cioè cose inconsistenti, senza peso, senza valore”.

Il sapone, quindi, è associato a persona che spara grosso e raggira, un boccalarga.
Nel dizionario etimologico di Cortelazzo-Zolli troviamo di più. Alla voce sapone si legge tale locuzione:

“Dare sapone a qc. ‘adularlo’ (1613, G. Leopardi)”

G. Leopardi è, probabilmente, Grazio Leopardi, antenato del Giacomo nazionale.
Il sapone è stavolta connesso a una certa grazia insinuante, all’adulazione. Una proprietà umana che vediamo associata ai truffatori, ai falsi, agli imbonitori.
Da questi brevi spunti possiamo concludere che i primavallesi (ovvero gli sfollati per le demolizioni mussoliniane) scendevano e salivano i cento metri della loro personale “Montagna del sapone” poiché si erano fatti abbindolare dalle promesse; distrutte le vecchie case gli era stata prospettata una terra migliore, là, lontano, nel ridente agro di Roma.
Gli avevano dato sapone, insomma, dipingendogli un bel mondo nuovo; e loro c’erano caduti rendendosi conto troppo tardi che le ciance politiche assomigliavano a leggere bolle di sapone, quasi incorporee.

(g.c.)

Bibliografia

– Manlio Cortelazzo-Paolo Zolli, Dizionario etimologico della lingua italiana, V, S-Z, 1988
– Fernando Ravaro, Dizionario romanesco, 1994

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